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Luigi Bona è nato a Venezia il 21 giugno 1947 dove attualmente vive e lavora

Vi parlano di lui...

Giorgio Pilla

Quando la pittura diventa impegno sociale


Luigi Bona è un artista anomalo nel suo peregrinare all’interno di quel mondo straordinario che si chiama Arte.

Entrando nel suo studio si ha la netta impressione che egli abbia messo a fuoco quanto sognava da giovane assistente di un noto decoratore, quando dovendo per necessità operativa mettere la sua capacità immaginativa al servizio di mode cariche di orpelli puramente visivi, fantasticava di dare vita ad una visione di algida purezza ove ogni pensiero potesse avere dimora senza doversi obbligare a necessità cromatiche spiritualmente invadenti.

Con il tempo, affrancato da ogni dovere, cominciò a dare vita a quella sua idea trovando la propria strada in quell’espressione astratta ove ogni pensiero è libero di espandersi trasmettendo emozioni attraverso il liquefarsi del segno sulla superfice rugosa della tela, come un fiume che esonda dal sul letto per invadere la campagna che lo circonda, dando finalmente sfogo a quell’impulso creativo che per tanto tempo aveva immagazzinato nella propria anima di pittore.

Le tele di questo periodo accolgono sfondi cromaticamente puri sui quali una calligrafia sottile si snoda come una percezione cerebrale, una sorta di irrazionale atto spontaneo di espressione gestuale con il quale colpire la fantasia del fruitore lasciandolo libero di interpretare l’emozione dell’autore senza però condizionarlo, un’azione di pura intuizione pittorica, liberatoria di ogni pressione culturale. Altrove il segno risulta più incisivo e si espande sulla superfice in larghe pennellate che si muovono frenetiche, apparentemente casuali ma, in realtà, sintomatiche di una interiorità che traduce in immagini una raccolta armonia celata nella sua anima, testimoniata da una misteriosa luce che si cela tra le pieghe del dettato pittorico enfatizzando i contrasti cromatici.

In questo suo agire è chiaro il ricordo dei grandi Artisti che nel secondo dopoguerra del secolo appena trascorso diedero vita ad un nuovo modello di pittura in cui ogni convenzione veniva cancellata per far posto ad una libera interpretazione di un vivere in una nuova società che donava spazi infiniti a tutte le anime sensibili che sapessero liberarsi di ogni carico del passato per guardare senza paura ad un futuro colmo di incertezze, ma foriero di grandi soddisfazioni per coloro che avessero saputo sorpassare gli ostacoli che immancabilmente si ponevano sul cammino di questo nuovo modo di far Arte.

Bona seppe cogliere il messaggio mettendo a profitto la sua conoscenza dell’Arte contemporanea e creando quella serie di opere, che oggi chiameremo di prima generazione, in cui la fantasia viene messa al servizio di una tecnica assolutamente personalizzata con la quale l’Artista riesce a penetrare nel nostro inconscio per donarci messaggi subliminali che hanno il potere di alleggerire il nostro quotidiano troppo spesso oberato di pesantezze mediatiche non scevre da presagi di future nefandezze.

Oggi l’Artista è passato ad una seconda fase operativa con la quale ha dato vita ad un nuovo momento creativo, suggeritogli pur sempre da una Società che sembra aver dimenticato tutti i valori di coerenza e soggettività su cui si basava per poggiare ogni certezza (oppure incertezza?) del nostro vivere sulla mercificazione e massificazione travolgendo le nuove generazioni con una valanga di imposizioni commerciali a cui sembra che nessuno sappia sottrarsi.

Nascono da qui i suoi nuovi lavori puntati sulla tecnica del collage (di armaniana memoria) in cui appaiono applicate serialmente file di materiali di uso comune e quotidiano quali cucchiaini di plastica, cannucce per bibite, bottigliette di “coca cola” tagliate a metà, macchine fotografiche corredate da pellicole etc., interessanti inoltre alcuni cartoni contenitori di uova al fondo dei quali appaiono brillanti centrini colorati in un susseguirsi lineare ossessivo e senza soluzione di continuità, che ci danno un senso di frustrazione che ben interpreta la illogicità di un vivere quotidiano senza emozioni, basato sulla pura continuità di gesti e pensieri sempre uguali, schiavi di una offerta mediatica che ci assolve da ogni carico di creatività e di ricerca di una realtà che potrebbe pesare sulla nostra psiche.

Bona con questa sua nuova espressività dice di voler toccare le corde più sensibili dell’animo umano e, pur senza pretendere di cambiare la storia del mondo, spera di mettere in evidenza i danni che un certo tipo di televisione e di stampa scandalistica possono creare in particolare sulla sensibilità degli animi più semplici e meno preparati a questo assalto mediatico.

Così come ogni artista che vive il proprio tempo si sente impegnato sul fronte della cultura, che l’Arte ha sempre contribuito a divulgare con un messaggio, a volte semplice altrove cripticamente, con un fine di liberazione della mente umana onde prepararla ad un libero esercizio di pensiero, evitando ogni occlusione fonte di ignoranza e conseguente schiavitù culturale.

L’uso che oggi Bona fa dei materiali che appaiono sulle sue opere è un chiaro atto di denuncia verso un certo tipo di consumismo esasperato che ci nega il piacere della scelta singola di un oggetto, di un cibo, di un quotidiano che non sia parte di una catena commerciale imposta da questo o quel produttore, salvo dover apparire “OUT” da un sistema che ci vuole tutti inquadrati e coperti.

L’Arte pertanto è la nostra salvifica speranza in un futuro che ci veda sì parte di una collettività, formata però da cellule cerebrali singole e pensanti protese verso un obiettivo di libertà individuale.

L’artista Bona può dare il suo piccolo contributo a questa realizzazione.


Giorgio Pilla critico d'arte




WHEN PAINTING BECOMES A SOCIAL TASK


LUIGI BONA is an unusual artist, wandering inside that extraordinary world called art.


If you go in his studio, you have the impression that he managed to focus on what he dreamt when he was a young assistant and worked for a well known decorator. At this stage he had to use his talent and immagination to satisfy a deceiving fashion full of sheer visual ornaments, but he imagined to give life to a vision of clear purity, where every thought could find shelter without spiritually interfering chromatic necessities.
When time passed, free from all duties, he started to give life to his idea and found his way in that abstract expression, where all thoughts are free to expand, transmitting emotions through the melting signs over the rough surface of canvas, like a river overflowing from its bed and flooding the surrounding countryside. In this way he could eventuallly pour out that creative impulse stored for so long in his soul of painter.

The canvas of this period show a chromaticly pure background where a thin calligraphy winds like a cerebral intuition, a sort of spontaneous and irrational action of gestual expression hitting the observer's imagination. He is free to interpret the author's emotions but this will not condition him, an action of sheer pictorial perception, free from all cultural pressures. Elsewhere the sign is more trenchant and expands on the surface with wide strokes moving frantically. They seem accidental but they are consequence of an interiority which translates images into the snug harmony hidden in his soul.

Witness is the mysterious light contained in the folds of the pictorial design, emphasizing the chromatic contrasts.

We find clearly in his actions the memories of big Artists who, in the second post-war of last century, gave life to a new model of painting where every convention was wiped off and a free interpretation of living in a new society was born. Here infinite spaces were given to sensitive minds, freed from all burdens of the past and looking fearless at the future of uncertainty, where big satisfactions were given to those capable of overcoming the inevitable obstacles found on the path of this new way of making Art.

BONA could get the message and used his knowledge of contemporary Art to create that set of works, called today of the first generation, where imagination is at disposal of a totaly personalized technique. Thanks to it, the Artist can penetrate in our conscious to give us subliminal messages capable of reliefing the burden of everyday life, too often overloaded by omens of future foulness, sent by the medias.
Today the Artist has gone to a second operative period, through which he has given life to a new creative moment, still suggested by a society where all values of coherence and subjectivity, which were its pillars, seem to be forgotten. All certainties (or uncertainties? ) of our living are based now on mass-trade and mass-production, overwhelming the new generation with a massive amount of commercial impositions, from which nobody seems to escape.

His new works start from here and are made with the collage-technique ( in memory of Arman). Rows of materials of common and daily use, like plastic tea-spoons, drinking straws, little "Coca-cola" bottles cut in halfs, cameras with films and so on, appear attatched in sets. Interesting are also some cardboard-boxes for eggs with bright and colourful doilies on their bottom, lined up in an obsessive way and without any continuity. They give us a sense of frustration, well interpretating the illogical daily way of living without emotions, based on a sheer continuity of the same gestures and thoughts, slaves of the media, relieving us from any kind of creativity and search for reality, weighing on our mind.
BONA, with this new expressiveness, wants to touch the most sensitive cords of the human soul and, not expecting to change history, hopes to show the damage that a certain type of scandal-mongering press and television can cause, especially on sensitivity of the simplest and less prepared minds.
Like each artist living his times, he feels engaged from the cultural point of view and Art has always given its contribution in divulgating culture with messages, sometimes simple other times cryptical, aiming to free human mind and prepairing it to a free thought, in order to avoid every occlusion, source of ignorance and consequent cultural bondage.
The way BONA uses the materials appearing in his works is a clear accusation against a certain type of exasperated consumerism, denying the pleasure given us by the single choice of an object, a kind of food, a daily newspaper not belonging to a big commercial chain, imposed by one or another productor. That makes us look out of fashion in a system wanting everybody organized and incorporated.
Art is therefore our salvation and hope in a future where we are part of a community built by single and thinking cerebral cells, aiming at individual freedom.

The Artist BONA can give his little contribution to it.

Venice, August 2005


Giorgio PILLA Art Critic



Quand la peinture devient engagement social.


Luigi Bona est un artiste anomal dans son pèlerinage à l’intérieur de ce monde extraordinaire nommé Art.

Lorsqu’on entre dans son atelier on a la nette sensation qu’il ait mis au point ce dont il rêvait quand il était jeune assistant chez un décorateur très connu ; alors que par nécessité opérationnlle il devait mettre sa capacité d’imagination au service des modes couvertes d’oripeaux purement visuels, son fantasme était de donner vie à une vision de froide pureté où chaque pensée pouvait avoir demeure sans devoir se soumettre à des nécessités chromatiques spirituellement envahissantes.

Avec le temps, affranchi de tout devoir, il commence à donner vie à cette idée qui le tourmente, en retrouvant son propre chemin dans cette expression abstraite où chaque pensée est libre de se répandre en transmettant des émotions par la liquéfaction du signe sur la surface rugueuse de la toile.

Tel un fleuve qui déborde de son lit pour envahir la campagne qui l’entoure, donnant libre cours à cette pulsion créative qu’il avait si longtemps gardée dans son âme de peintre.

Les toiles de cette période accueillent des fonds chromatiquement purs sur lesquels une calligraphie fine se delie comme une perception cérébrale, une sorte d’acte irrationnel spontané d’expression gestuelle par lequel frapper l’imagination du bénéficiaire, le laissant libre d’interpréter l’émotion de l’auteur, sans pour cela le conditionner. Une action de pure intuition picturale, libératoire de toute pression culturelle.


Ailleurs, le signe resulte plus incisif et se répand sur la surface avec de gros coups de pinceau qui bougent frénétiques, à l’apparence casuels mais en réalité symptomatiques d’une intériorité qui traduit en images une contenue harmonie que Bona avait cachée dans son âme. En témoigne une lumière mystérieuse dissimulée entre les plis de la dictée picturale avec l’ emphase des contrastes chromatiques.

Dans cette manière d’agir est clair le souvenir de grands artistes qu’au cours du deuxième après-guerre qui vient de s’écouler, donnerent vie à un modèle de peinture où toute convention est effacée pour faire place à une libre interprétation d’un mode de vie dans une nouvelle société qui donnait des espaces infinis à toute âme sensible pouvant se libérer de toute charge du passé et regarder sans crainte à un futur plein d’incertitudes, mais annonceur de grandes satisfactions, pour ceux qui auraient su passer outre les obstacles qui ne manqueront pas de se trouver sur le chemin de ce nouveau mode de faire Art.

Bona su cueillir le message. Il mit à profit sa connaissance de l’Art contemporain et créa cette série d’oeuvres – que nous appellerons aujourd’hui de première génération – où l’imagination est mise au service d’une technique tout à fait personnalisée par laquelle l’artiste réussit à pénétrer dans notre inconscient nous donnant des messages subliminaux ayant le pouvoir d’alléger notre quotidien trop souvent obéré de lourdeures médiatiques non exemptes de présages de futures scélératesses.

Aujourd’hui l’artiste est passé à une seconde phase opérationnelle par laquelle il a donné vie à un nouveau moment créatif inspiré malgré tout, par une société qui semble avoir oublié toutes les valeurs de cohérence et de subjectivité sur lesquelles elle se basait pour appuyer toute certitude (ou incertitude ?) de notre façon de vivre sur l’aliénation et la massification déferlant sur les nouvelles générations, comme une avalanche d’impositions commerciales auxquelles il semble au’aucun ne puisse se soustraire.

C’est de là que naîssent ses nouveaux travaux, visés sur la technique du collage (d’armanienne mémoire) où apparaissent, appliqués en série, des files d’objets d’usage commun et quotidien, tels que de petites cuillères en plastique, des pailles pour boissons, de petites bouteilles de Coca-Cola coupées à moitié, des appareils photos avec pellicules, etc. ; intéressants d’ailleurs, sont quelques emballages d’oeufs en carton, au creux desquels apparaissent de petits ronds brilliants et colorés, dans une succession linéaire obsédante sans solution de continuité qui provoque un sentiment de frustration qui bien interprète l’illogicité d’un quotidien vécu sans émotions, basé sur la seule continuité de gestes et de pensées toujours égales, esclaves d’un offre médiatique qui nous absou de toute charge de créativité et de recherche d’une réalité qui pourrait peser sur notre psyché.

Par cette nouvelle expressivité, Bona dit de vouloir toucher aux cordes les plus sensibles de l’âme humaine et, bien que sans la prétention de vouloir changer l’histoire du monde, il espère mettre en évidence les dommages qu’un certain type de télévision et de presse à scandales peuvent créer, notamment sur la sensibilité des esprits plus simples et moins préparés à faire face à cet assaut médiatique.

Ainsi, comme tout artiste qui vit son temps, Bona se sent engagé sur le front de la culture que l’Art a toujours contribué à divulguer par un message, parfois simple d’autres cryptique, dans le but de libérer l’esprit humain afin de le préparer au libre exercice de la pensée, en évitant toute occlusion étant l’origine d’ignorance et de conséquent esclavage culturel.

L’usage que Bona fait aujourd’hui des matériels qui apparaissent sur ses oeuvres est un clair acte de dénonciation d’un certain type d’utilisation exaspérée de bien de consommation qui nous nie le plaisir du choix personnel d’un objet, d’une nouriture, bref d’un quotidien qui ne fasse pas partie d’une chaîne commerciale imposée par tel ou tel autre producteur, sauf être obbligés de paraître « EN DEHORS » d’un système qui nous veut tous encadrés et couverts.

L’Art est donc notre espoir salvateur dans un futur qui nous voit bien sûr faisant partie d’une collectivite, mais composée de cellules cérébrales individuelles, tendues vers un objectif de liberté individuelle.

L’artiste Bona peut donner sa petite contribution à cette réalisation.

                                                                                       Giorgio Pilla



CUANDO LA PINTURA SE HACE TAREA SOCIAL


Luigi BONA es un artista anòmalo en su peregrinar en el interior del mundo extraordinario que se llama arte.


Entrando en su estudio se tiene la clara impresiòn que èl haya enfocado lo que soñaba desde joven ayudante de un conocido decorador, cuando teniendo que poner, por necesidad operativa, su capacidad imaginativa al servicio de modas llenas de adornos meramente visivos, fantaseaba de dar vida a una visiòn de àlgida pureza donde cada pensamiento pudiese tener su hogar sin tener que costringirse a necesidades cromàticas spiritualmente entrometidas.


Con el tiempo, libre de cada deber, empezò a dar vida a su idea encontrando su camino en la expresiòn abstracta donde cada pensamiento està libre de expanderse transmitiendo emociones a travès del derretirse de la señal en la superficie rugosa del lienzo, como un rio que se desborda de su lecho para invadir el campo que lo rodea, dando por fin desahogo al impulso creativo que por tanto tiempo habìa guardado en su alma de pintor.

Los lienzos de este perìodo acogen fondos cromaticamente puros donde una caligrafìa fina se devana como una perceptiòn cerebral, un tipo de acto espontàneo de expresiòn gestual con el cual impresionar la fantasìa del observador, dejandolo libre de interpretar la emociòn del autor pero sin condicionarlo, un acto de pura intuiciòn pictòrica, libertadora de cada presiòn cultural. En otros lugares la señal resulta un poquito màs incisiva y se expande en la superficie con anchas pinceladas que se mueven frenèticamente, aparentemente casuales pero, en realidad sintomàticas de una interioridad que traduce en imagenes una recogida armonìa escondida en su alma, atestiguada por una misteriosa luz que se esconde en los pliegues del dictado pictòrico, enfatizando los contrastes cromàticos.

En su actuar està claro el recuerdo de los grandes Artistas que en la segunda posguerra del siglo recièn terminado dieron vida a nuevo modelo de pintura donde se cancelaba cada convenciòn para dejar paso a una libre interpretaciòn de vivir en una sociedad nueva que daba espacios infinidos a todas las almas sensibles que supiesen librarse de todas las cargas del pasado para mirar sin miedo a un futuro lleno de incertidumbres, pero tambièn lleno de satisfaciones para los que hubiesen sabido superar los obstàculos que sin embargo se ponìan en el camino de esta nueva manera de hacer Arte.


BONA supo coger el mensaje utilizando su conocimiento del Arte contemporaneo y creando la serie de obras que hoy llamamos de primera generaciòn, donde la fantasìa està al servicio de una tècnica absolutamente personalizada con la cual el Artista cosigue penetrar en nuestro consciente para darnos mensajes subliminales que tienen el poder de aliviar nuestra vida cotidiana, demasiadas veces carga de los agobios que nos transmiten los medios de comunicaciòn, con mensages contaminados por presagios de desgracias.

Hoy el Artista ha llegado a un segundo perìodo operativo con el cual ha dado vida a nuevo momento creativo, siempre subjerido por una sociedad que parece haya olvidado todos los valores de coherencia y de subjetividad en los cuales se basaba para poner cada certidumbre ( ¿o incertidumbre? ) de nuestro vivir en la cultura y en el mercado de masas, aplastando las nuevas generaciones con una cantidad enorme de imposiciones comerciales de las cuales nadie consigue librarse.

De aquì nacen sus nuevos trabajos, basados en la tècnica del collage ( memoria de Arman ) donde aparecen aplicadas serialmente filas de materiales de uso comùn y cotidiano como cucharillas de plàstico, pajitas para bebidas, botellas pequenas de "Coca-cola" cortadas en el medio, màquinas de fotos con su pelìcula, etcètera..., interesantes tambièn algunos contenedores de cartòn para huevos donde en el fondo aparecen brillantes blondas coloradas en un seguirse linear y obsesivo sin soluciòn de continuidad, que nos dan un sentido de frustraciòn que interpreta bien la ilogicidad de un vivir cotidiano sin emociones, basado en la pura continuidad de gestos y pensamientos siempre iguales, esclavos de una oferta de los mèdios de comunicaciòn que nos libra de qualquier carga de creatividad y de bùsqueda de una realidad que podrìa pesar en nuestra psique.

BONA con su nueva expresividad dice que quiere tocar las cuerdas màs sensibles del alma humano y, sin pretender de cambiar la història del mundo, espera de evidenciar los daños que un determinado tipo de televisiòn y de prensa escandalìstica pueden crear en particular en la sensibilidad de las mentes màs sencillas y menos preparadas a estas agresiones de los mèdios de comunicaciòn.

Asì como cada Artista que vive su tiempo se siente empeñado en el frente de la cultura, que el Arte siempre contribuyò a divulgar con un mensage, a veces simple otras cripticamente, con la tarea de librar la mente humana y prepararla a un libre ejercicio de pensamiento, evitando cada oclusiòn, fuente de ignorancia y consiguiente esclavitud cultural.

El uso que hoy BONA hace de los materiales que aparecen en sus obras es un claro acto de denuncia hacia un deteminado tipo de consumismo que nos niega el gusto de elegir un objeto, una comida, un periòdico que no pertenezca a una cadena comercial impuesta por uno u otro productor, a menos de aparecer "OUT" de un sistema que nos quiere todos encuadrados y cubiertos.
El Arte es por lo tanto nuestra salvaciòn y esperancia que nos ve parte de una colectividad formada por cèlulas cerebrales individuales y pensantes dirigidas hacia un objetivo de libertad personal.


El Artista BONA puede dar su pequeña contribuciòn para esta realizaciòn.


Venecia, Agosto 2005


                                                                                                          Giorgio PILLA Crìtico de Arte













                                                                                                        last update agosto  2006